Nati e cresciuti a Filottrano, in provincia di Ancona, Daniele ''DD'' Ciuffreda (batteria, synth, voce) e Francesco ''Frankie'' Antinori (chitarre, basso) intraprendono il proprio progetto musicale nel 2014. Dopo essersi aggiudicati l'ottava edizione dell'Homeless Rock Fest pubblicano l'Ep d'esordio, relaborazione di sonorità grunge/crossover anni Novanta infarcite di blues e psichedelia, al quale nel 2020 segue l'omonimo primo album, prodotto da Giacomo Fiorenza. Il disco contiene nove brani, raccolti in poco più di ventisette minuti, che confermano un'attitudine tanto muscolare quanto psichedelica, abile nell'aggirare gli stereotipi. L'acronimo che apre il lavoro porta con sé i semi di tutto: poderosi riff di chiara matrice psych sui quali si innesta la voce di Ciuffreda, perfettamente in bilico tra spleen grunge e isterismo punk. Una ricetta che, con opportune divagazioni Motorpsycho / primi Soundgarden, emerge anche in "Lone Wolf", lasciando spazio a derive Blues Explosion nell'incalzante "Bitch (God Is Sexy)". Vengono riproposti anche quattro episodi provenienti dall'Ep del 2016 (''Ballan-Tee'', ''Pig Man'', ''Crib'', ''Man Killed By The Hero'') opportunamente ri-arrangiati, che sottolineano l'intenzione di radunare vecchio e nuovo materiale sotto l'egida di un suono più uniforme e compatto. Menzione particolare per "One Cup Of Happiness", che interpreta con efficacia il ruolo di prodotto ''radio rock'' a metà tra Black Keys e Jack White senza però cedere il passo alla ruffianeria.
In quello stesso anno il duo viene lanciato in orbita da X-Factor, dove conquistano il secondo posto, e accolto sotto l'ala protettrice da Manuel Agnelli, che non solo li vuole nella backing band che lo accompagna nel tour solista a supporto di ''Ama il prossimo tuo come te stesso'', ma cura la produzione del secondo disco, “Ologenesi”, pubblicato a ottobre 2022, lavoro che segna il passaggio al cantato in italiano.
Nonostante i Little Pieces Of Marmelade abbiano trovato nel mezzo televisivo la spinta determinante per lanciarsi verso una certa notorietà, quando si ritrovano in studio fanno di tutto per evitare qualsiasi facile omologazione. Con piglio anticonformista non scelgono strade ben asfaltate, ma optano per sudore e polvere, generando un sound sporco, aggressivo, poco in linea con i compromessi imposti dal mercato. Dal punto di vista dell’impatto visivo ricordano tanto i Black Keys quanto i nostri Bud Spencer Blues Explosion, ma le soluzioni migliori risultano quelle meno prevedibili e più complicate da replicare. In ''Ologensi'' si ispirano alle distorsioni disturbate e all’atteggiamento generale dei Verdena, alle metriche hip-hop e alle inflessioni vocali dei Beastie Boys, mentre il falsetto di ''Canzone 10'' è un omaggio al Prince più elettricamente intenso. Non è facile riempire in due tutto lo spazio disponibile, specie dal vivo, ma i ragazzi esondano grazie a talento, tecnica e a un’urgenza post-adolescenziale servita con testi senza censure, costruiti attingendo dal gergo dei loro coetanei.